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venerdì 5 giugno 2015

MAD MEN: I SOGNI DELLE NOSTRE ILLUSIONI

Gli appunti sul finale di Mad Men sono apparsi in origine su Serialmente il 5 Giugno 2015.

Idealmente qualsiasi serie potrebbe andare avanti in eterno o, almeno, finché l’eroe della storia non muore, e anche in quel caso ci sono svariati trucchi per riportarlo indietro. Questo per dire — come disse una volta Orson Welles — che se volete il lieto fine (qualsiasi fine in realtà) dipende soltanto da dove interrompete la storia. Oppure, nel caso di Mad Men, con cosa interrompete la storia, per esempio uno spot della Coca Cola.

mercoledì 6 maggio 2015

MAD MEN: LA FANTASIA DEGLI SPAZI NON RIEMPITI

Questa stagione è piena di fantasmi, e non mi riferisco a quello di Bert Cooper che è forse la cosa più reale dell'ultimo episodio.

Come in Dubliners, i vivi e i morti convivono senza condividere l'unica cosa che li aveva accomunati, la geografia della vita. Gli uni sono i resti degli altri, o viceversa, e gli uni sono la mappa degli altri, o viceversa.

martedì 21 aprile 2015

MAD MEN: IL FUTURO NON PASSA MAI

Solo un'attività monotona e ripetitiva come il recap televisivo può leggere Mad Men come una storia ripetitiva, e soltanto lo spettatore deliziato dall'immanenza del proprio ego può leggere Mad Men alla lettera.

Se provate un esperimento mentale, immaginando che Forecast non sia un episodio di Mad Men ma di un'ipotetica serie antologica — una sorta di raccolta di racconti per la TV sul modello di Twilight Zone — non solo questo sarebbe un eccezionale racconto autoconclusivo scritto a quattro mani da Capra (Frank) e Carver, ma se non lo fosse e fosse una puntata di una serie seriale sarebbe una delle migliori.

martedì 14 aprile 2015

MAD MEN: UN MILIONE DI QUESTI DOLLARI

Il tipo di Don è la brunetta magra infelice sui quaranta, Megan tra una decina d'anni o qualsiasi attrice degli anni '90 invecchiata decentemente. In questo senso, tutta la storia con Megan può essere vista come il tentativo di Don di anticipare l'infelicità, in altre parole come un intervento alla radice. Il problema è che, se è vero che nessuno è veramente causa dell'infelicità altrui, è facile essere scambiati per quella causa se eravamo nei dintorni mentre l'infelicità si originava. Un po' più difficile è ammettere che siamo noi la causa dei nostri mali.

mercoledì 8 aprile 2015

MAD MEN: IN CERTI SOGNI E' IMPOSSIBILE SOGNARE

Questo articolo è apparso su Serialmente l'8 Aprile 2015.

Tutto sommato Karl Marx è stato uno dei più grandi umoristi dell’umanità. Soltanto uno con un gran senso del ridicolo avrebbe potuto vedere il denaro per quello che è: l’ironia finale del capitalismo.

È per questo che il sogno americano funziona e non funziona affatto. Ci serve il denaro per quantificare il successo e, dunque, la felicità, ma quando finalmente ne abbiamo fatto abbastanza, il denaro — e manco la felicità, se è per questo — non ci serve più: siamo noi a servire lui. Marx la chiamava “alienazione” ma un’altra parola adatta potrebbe essere “inculata fantasmagorica”.

mercoledì 28 maggio 2014

MAD MEN: WATERLOO

Questa recensione è apparsa su Serialmente il 28 Maggio 2014.

Non è la morte che spaventa tutti ma il suicidio, un trucchetto messo in pratica da Lane Pryce qualche stagione fa e da Don l’anno scorso, anche se solo in termini lavorativi.

Ted Chaough ci va vicino in questo episodio, gettando il suo areoplanino malinconico fuori dal quadro della realtà e da tutti i significanti che definiscono la scena del business pubblicitario, e la cosa manda tutti fuori di testa. Perché? La risposta è semplice: il suicidio, soprattutto nelle sue incarnazioni simboliche, è la nemesi del profitto. E poiché il capitalismo è un sistema economico che ha trovato la formula per prosperare cambiando in peggio (l’eufemismo che usiamo per indicare chi persevera nell’essere se stesso), non può che accogliere con un minimo di trepidazione chi vuol morire per rinascere a nuova vita.

mercoledì 21 maggio 2014

MAD MEN: OGNI FAMIGLIA E' FELICE A MODO DEGLI ALTRI

Tolstoj aveva capito tutto della pubblicità: le famiglie felici si somigliano, quella del Mulino Bianco, quella della Coca Cola, quella che s'ingozza di zuccheri e carboidrati da Mac Donald's, quella che va in vacanza al villaggio Valtur, quella che arreda casa con mobilio svedese. E' per questo che c'è qualcosa che non va nel primo pitch di Peggy per Burger Chef: non è il ritratto di una famiglia felice ma miserabile, almeno per le "mamme" che, alle porte degli anni '70, devono ancora chiedere il permesso ai "papà".

martedì 6 maggio 2014

MAD MEN: DON 9000

Qualche volta non cambiamo non per colpa di noi stessi ma per colpa degli altri, soprattutto quando in cambio di una resa incondizionata ci danno l'ufficio di un inglese che è rimasto appeso alla porta. Naturalmente — e se Freddy Rumsen fosse qui non potrebbe che gongolare — quando si tratta di cambiare, anche quando è colpa degli altri è pur sempre colpa nostra.

*

Quando in 2001 A Space Odissey, il noto film del '68 di un certo Stanley Kubrik, il misterioso monolite nero scende sulla Terra, un piccolo gruppo di scimmie scopre la potenza della leva e, prima, spacca la testa a un facocero, poi alle scimmie che abitano nel vicinato: la nascita dell'intelligenza è la nascita dell'omicidio. Quando in Mad Men, la nota serie del 2007 di Matthew Weiner, il monolitico IBM 360 fa il suo ingresso alla SC&P, la nascita dell'intelligenza artificiale segna la morte della creatività: a cosa ci serve un essere che può apprezzare le stelle se abbiamo una macchina che può contarle? (A cosa ci serve lo showrunner se abbiamo i rating Nielsen?)

lunedì 28 aprile 2014

MAD MEN: NON E' LO SPECCHIO A SPECCHIARE MA LA REGINA CATTIVA A SPECCHIARSI

Field Trip è un episodio impossibile da decostruire, ma perché non rovinare un momento di gioia con una sana, massiccia, minuziosa analisi?

giovedì 24 aprile 2014

MAD MEN: LE NOSTRE FORTUNE SONO NEGLI OCCHI DEGLI ALTRI

Un atto divino, Pete, è così che capisci quando il mondo è contro. Le nostre fortune sono nelle mani degli altri e questo è il bello, dobbiamo solo riprendercele.

- Bonnie Whiteside


Ci sarebbe una fan fiction da scrivere: Sally Potter scopre che Dondemort ha nascosto pezzettini d'anima nei personaggi di Mad Men e, per sopravvivere all'adolescenza e magari salvare quello che un giorno scoprirà essere suo padre (Sally, I'm your father! dirà Don Vader), deve trovare tutti i pezzettini d'anima, non ultimo quello nascosto in lei stessa, e distruggerli (o accarezzarli). Come Harry Potter, Mad Men è una storia che parla della frammentazione dell'identità.

lunedì 14 aprile 2014

MAD MEN: TIME ZONES

La mia recensione della premiere della settima stagione di Mad Men pubblicata in precedenza su Serialmente.

Nel pilot la cinepresa scivola dolcemente in un bar fumoso, costeggia il locale affollato e, muovendosi di traverso, bordeggia verso sinistra chiudendo sulla figura di Don Draper di spalle, come dire: la faccia di un uomo in fuga è la sua nuca. In Time Zones, la premiere di questa stagione finale dello show, la cinepresa scivola indietro allontanandosi dal primissimo piano di Freddy Rumsen che, inizialmente, sembra rivolgersi a noi: in realtà, Freddy sta presentando un’idea a Peggy, e sapremo solo alla fine dell’episodio che sta parlando per Don. La faccia dell’uomo che per una volta ha scelto di non fuggire non è la sua ma quella di un altro. Push in, pull out. Mad Men che respira.