domenica 2 novembre 2014
DA TWIN PEAKS A TWIN PEAKS, L'INIZIO E LA FINE DELLA TELEVISIONE
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
11/02/2014
Nel 1991, a meno che uno non fosse incapace di intendere e volere, era difficile che non sapesse chi era, anzi chi non era Laura Palmer. Il primo episodio di Twin Peaks, infatti fu visto da circa undici milioni di italiani, 39% di share (l'anno prima, negli Stati Uniti, il 33%), e il giorno dopo non si parlava d'altro: chi ha ucciso Laura Palmer?
lunedì 30 giugno 2014
COSA VUOLE THE LEFTOVERS?
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
6/30/2014
Nel nuovo show di Damon Lindelof per HBO scritto insieme a Tom Perrotta (che è autore anche del romanzo a cui lo show è ispirato), il 2% della popolazione scompare misteriosamente e, dopo tre anni, la gente di una piccola comunità americana sta ancora elaborando il lutto. Se la cosa può sembrare un po' strana, un paio di esposizioni ci informano che: in primo luogo, se non ci avete pensato, il 2% della popolazione mondiale corrisponde circa a una persona ogni cinquanta, cosa che fa più impressione del dato generico; in secondo luogo, che l'evento è stato talmente mistico che persino il Papa (Benedetto) e Gary Busey sono scomparsi. Fate 1+1 e viene fuori che il cataclisma, da molti chiamato con il termine biblico "Rapimento", è l'inizio di svariate cose: lutti inconciliabili con la vita, animali (e adolescenti, c'è differenza?) irrequieti, sette segrete con guru dall'accento inglese (no, non Joe Carroll), comunità di fumatori silenziosi, e così via. Morale: a tre anni di distanza, qualcosa che potremmo chiamare il crollo-delle-Twin-Towers-senza-terroristi affligge ancora i buoni vecchi U.S. of A., ma stavolta non c'è nessuno da biasimare e nessuno da invadere.
mercoledì 25 giugno 2014
I QUATTRO ARTICOLI CHE HO SCRITTO, CHE AVREI SCRITTO, CHE HO PROCRASTINATO, CHE HO SCRITTO TROPPO A LUNGO ECC., IN SINTESI
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
6/25/2014
1) Sulla bellezza di Louie
Louis C.K. è il più grande ironista vivente e l'ultima stagione di Louie è una rivoluzione magnifica della commedia. Se qualcuno facesse lo sforzo di analizzare Louie come Mad Men, si troverebbe a costruire una mappa di minuziosi disfacimenti e geniali reinvenzioni, corsi e ricorsi narrativi. Louie è un un dramma, un horror, un thriller, un film apocalittico, un film muto. Su Slate, Willa Paskin ha scritto che non c'è nulla di originale in questa stagione di Louie e in un certo senso, diverso da quello che intende Paskin, può essere vero: non c'è nulla di originale nella vita o nell'umanità, l'originalità sta nel saperle raccontare. Louie è poesia lirica visuale, è un gesto di autoerotismo e al contempo la sua destrutturazione. E' un saggio di autopercezione, ci mostra come funziona la mente e perché funziona anche quando funziona male o non funziona. E chi pensa che Louis C.K. sia talvolta troppo didascalico, forse dimentica che l'invenzione dell'umanità è una lezione che non si smette mai d'imparare.
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mercoledì 28 maggio 2014
MAD MEN: WATERLOO
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
5/28/2014
Questa recensione è apparsa su Serialmente il 28 Maggio 2014.
Non è la morte che spaventa tutti ma il suicidio, un trucchetto messo in pratica da Lane Pryce qualche stagione fa e da Don l’anno scorso, anche se solo in termini lavorativi.
Non è la morte che spaventa tutti ma il suicidio, un trucchetto messo in pratica da Lane Pryce qualche stagione fa e da Don l’anno scorso, anche se solo in termini lavorativi.
Ted Chaough ci va vicino in questo episodio, gettando il suo areoplanino malinconico fuori dal quadro della realtà e da tutti i significanti che definiscono la scena del business pubblicitario, e la cosa manda tutti fuori di testa. Perché? La risposta è semplice: il suicidio, soprattutto nelle sue incarnazioni simboliche, è la nemesi del profitto. E poiché il capitalismo è un sistema economico che ha trovato la formula per prosperare cambiando in peggio (l’eufemismo che usiamo per indicare chi persevera nell’essere se stesso), non può che accogliere con un minimo di trepidazione chi vuol morire per rinascere a nuova vita.
mercoledì 21 maggio 2014
MAD MEN: OGNI FAMIGLIA E' FELICE A MODO DEGLI ALTRI
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
5/21/2014
Tolstoj aveva capito tutto della pubblicità: le famiglie felici si somigliano, quella del Mulino Bianco, quella della Coca Cola, quella che s'ingozza di zuccheri e carboidrati da Mac Donald's, quella che va in vacanza al villaggio Valtur, quella che arreda casa con mobilio svedese. E' per questo che c'è qualcosa che non va nel primo pitch di Peggy per Burger Chef: non è il ritratto di una famiglia felice ma miserabile, almeno per le "mamme" che, alle porte degli anni '70, devono ancora chiedere il permesso ai "papà".
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