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giovedì 28 settembre 2017

STAR TREK: DISCOVER YOURSELF

C'è questa scena all'inizio del pilot di Star Trek Discovery (STD? ... PTSD?): Michael Burnham—il personaggio interpretato da Sonequa Martin-Green e il miglior personaggio dai tempi di Kirk e Spock, se non altro perché, se non l'avevate capito, Michael è Kirk+Spock—esplora un macchinario/astronave Klingon... e anche se state guardando l'episodio in 4K o a tutto muro con un proiettore, il livello di stupore è circa zero.

Infatti c'è così poco stupore in questa scena che Martin-Green si stupisce al posto nostro raccontando tutto quello che vede (e vediamo anche noi) all'equipaggio della Shenzhou, la nave della quale è primo ufficiale... è bellissimo, magnifico, fantastico, è tutto molto splendido e vorrei che anche voi foste qui con me, in mezzo a questo macchinario Klingon dalla funzione enigmatica e soprattutto, se non ve ne siete ancora accorti, qui all'inizio di questa nuova serie di Star Trek che—grazie tante—non c'entra niente col reboot cinematografico di JJ Abrams...

lunedì 5 dicembre 2016

WESTWORLD: ANCHE LE MACCHINE SOGNANO SIMBOLI

In futuro, avremo debellato tutte le malattie ma non gli stronzi o le disparità economiche e, soprattutto, avendone la possibilità potremo spendere quarantamila dollari al giorno—ottomila di oggi?—per partecipare a un gioco interattivo che ha la struttura di un librogame degli anni '80, gli stessi rischi di una partita a tris e più cliché di un film di Michael Bay.

sabato 31 gennaio 2015

THE AMERICANS: ELIZABETH AND PHILIP GO TO HOLLYWOOD

La più grande vittoria delle pubbliche relazioni occidentali è stato farci credere che sia stato l'apparato delle relazioni pubbliche occidentali a far cadere il Muro di Berlino. La faccia di questa vittoria ideologica, che consiste nell'aver messo in scena una finta vittoria ideologica, è quella di un mediocre ex attore hollywoodiano il cui ruolo più famoso fu, negli anni '40, quello di testimone di fronte alla Commissione per le attività antiamericane.

martedì 24 dicembre 2013

REAL HUMANS E LA ZONA PERTURBANTE

Questo articolo è originariamente apparso su Serialmente il 24 Dicembre 2013.

The uncanny valley, la “zona perturbante” (o sinistra), è un concetto elaborato nel 1970 dallo studioso giapponese di robotica Masahiro Mori, secondo il quale più un robot si avvicina all’apparenza umana, più il suo aspetto può risultare inquietante. La copia perfetta di un essere umano sarebbe naturalmente indistinguibile dall’umano e dunque del tutto familiare, mentre in una copia, per così dire, quasi perfetta si noterebbe anche il più piccolo difetto e, in questo caso, il suo aspetto sarebbe assai meno familiare, inquietante, perturbante appunto. In sostanza, un braccio meccanico che avvita bulloni sarebbe meno inquietante di un robot antropomorfico iperrealista che mancasse di “quel qualcosa” che magari non sapremmo spiegarci, ma…