Tra il 2011 e il 2014, il totale delle entrate pubblicitarie di Internet (49.5 miliardi di dollari) ha superato sia quello dei broadcast network (40.5) sia quello dei cable network (25.2). E' un dato generico che andrebbe valutato tenendo conto dei profitti per dollaro (molti più alti in TV e persino in radio), del fatto che la pubblicità televisiva costa molto più di quella online e di molti altri dettagli, tuttavia è anche un dato coerente con un trend, che non richiede analisi molto complesse, caratterizzato dal relativo decrescimento dell'audience televisiva (negli ultimi trent'anni gli spettatori sono rimasti più o meno gli stessi a fronte di una crescita demografica del 30%) e dal ricambio generazionale dei telespettatori, molti dei quali preferiscono altri media.
Considerando il fatto che la visione in diretta non è più la modalità principale di utilizzo del medium televisivo e che la frammentazione degli spettatori è radicale*, la TV nella sua forma attuale può essere già considerata, rispetto alle esigenze della pubblicità, un medium obsoleto (anche se il suo abbandono non è imminente).
* Fatta eccezione per i fenomeni The Walking Dead e Empire, oggi un rating prime time di 2.0 punti è considerato un successo; solo quindici anni fa c'erano almeno venti scripted show con un rating medio di 10.0-15.0 punti e picchi di 28.0-29.0 punti — Friends e ER, per esempio.
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domenica 6 dicembre 2015
martedì 5 novembre 2013
CONTENUTI E CONTENITORI 2.0
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
11/05/2013
Il titolo è sviante. La TV non contiene, siamo noi i contenitori. E la TV è un fornello a induzione, è un campo magnetico che scalda lo spettatore adeguatamente interfacciato. La vecchia TV a gas produceva calore e sapeva riscaldarci, cucinarci e bollirci; promuoveva se stessa con marketing autoerotico, rideva di se stessa con le canned laughs, si sbrodolava addosso un’identità autoreferenziale arrivando persino a sopprimere la figura del cittadino-concorrente per far competere le sue star e toglierci anche quel minimo diritto a dieci minuti di celebrità. La nuova TV è fredda, ci scalda solo a condizione che il fondo dei nostri occhi sia in ferromagnetico o che disponiamo di un adattatore.
venerdì 26 ottobre 2012
LA TV DEL FUTURO (IV): IL FUTURO DELLA TV
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
10/26/2012
L'Infinite Jest di Wallace è un po' come la barzelletta che uccide dei Monty Python (adoro quando i soldati inglesi saltellando verso le linee nemiche leggono la traduzione tedesca della barzelletta), un intrattenimento così perfetto che, dopo, nessun intrattenimento è possibile. E' l'intrattenimento come soluzione finale.
LA TV DEL FUTURO (III): BIOTELEVISIONE
Pubblicato da
Jacob Kogan
il
10/26/2012
Come ho già detto, piuttosto che parlare di fine della televisione preferisco parlare di fine della storia della televisione. Alla fine di questa storia ne incomincia un'altra: quella di un nuovo mostro, la biotelevisione, un'esperienza identity-specif, forse debrandizzata, evenemenziale, fatta anche ma non solo di video on demand, programmazione reality oriented e talk show, non TV ma manco HBO, sinergetica più che sinergica, massive-mediale più che multimediale, nella quale gli spettatori saranno partigiani gassosi di fazioni diagonali.
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