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domenica 6 dicembre 2015

LO STATO DELLA TV NEL 2015

Tra il 2011 e il 2014, il totale delle entrate pubblicitarie di Internet (49.5 miliardi di dollari) ha superato sia quello dei broadcast network (40.5) sia quello dei cable network (25.2). E' un dato generico che andrebbe valutato tenendo conto dei profitti per dollaro (molti più alti in TV e persino in radio), del fatto che la pubblicità televisiva costa molto più di quella online e di molti altri dettagli, tuttavia è anche un dato coerente con un trend, che non richiede analisi molto complesse, caratterizzato dal relativo decrescimento dell'audience televisiva (negli ultimi trent'anni gli spettatori sono rimasti più o meno gli stessi a fronte di una crescita demografica del 30%) e dal ricambio generazionale dei telespettatori, molti dei quali preferiscono altri media.

Considerando il fatto che la visione in diretta non è più la modalità principale di utilizzo del medium televisivo e che la frammentazione degli spettatori è radicale*, la TV nella sua forma attuale può essere già considerata, rispetto alle esigenze della pubblicità, un medium obsoleto (anche se il suo abbandono non è imminente).

* Fatta eccezione per i fenomeni The Walking Dead e Empire, oggi un rating prime time di 2.0 punti è considerato un successo; solo quindici anni fa c'erano almeno venti scripted show con un rating medio di 10.0-15.0 punti e picchi di 28.0-29.0 punti — Friends e ER, per esempio.

venerdì 1 marzo 2013

ENTROPIA TELEVISIVA E SPETTATORI GASSOSI

Pubblicato originariamente sul numero 20 di  Players Magazine (Marzo 2013).

Chiedere a una corporation di andare contro la propria natura è come chiederlo a un velociraptor. È la ragione per cui non ha alcun senso lamentarsi se il vostro show preferito è stato semplificato, appiattito, spostato in un nuovo slot, ha perduto lo showrunner, è stato cancellato, ecc. Strappatevi pure i capelli, disperatevi, urlate pure contro le insensibili dirigenze dei grandi network, scrivete e-mail, partecipate alle campagne per resuscitare questo o quell’altro show, tanto è inutile perché, come si suol dire, il business è business. Ma che tipo di business? Perché gli show televisivi dipendono così tanto dai rating? Perché la TV si fa di settimana in settimana e non investe sul futuro?

venerdì 8 febbraio 2013

HOUSE OF NETFLIX

Originariamente pubblicato su Serialmente l'8 Febbraio 2013


Per chi non sa cosa sia Netflix, è presto detto: è un provider flat rate di streaming video on demand e un distributore di DVD-by-mail, cioè un servizio a tasso fisso mensile di streaming video e di spedizioni postali di DVD. Il modello di business di Netflix è dunque molto semplice: comprare contenuti cinematografici e televisivi da vari fornitori (case di produzione come Walt Disney, Dreamworks o Time Warner) e offrirli ai suoi utenti senza limitazioni – o via streming o con la spedizione di DVD – per la modica cifra di circa 8$ al mese.

venerdì 26 ottobre 2012

LA TV DEL FUTURO (III): BIOTELEVISIONE

Come ho già detto, piuttosto che parlare di fine della televisione preferisco parlare di fine della storia della televisione. Alla fine di questa storia ne incomincia un'altra: quella di un nuovo mostro, la biotelevisione, un'esperienza identity-specif, forse debrandizzata, evenemenziale, fatta anche ma non solo di video on demand, programmazione reality oriented e talk show, non TV ma manco HBO, sinergetica più che sinergica, massive-mediale più che multimediale, nella quale gli spettatori saranno partigiani gassosi di fazioni diagonali.