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sabato 21 aprile 2018

THE GOOD FIGHT: IL RITORNO DEI KING

Ognuno è il protagonista della sua storia e una comparsa in quella degli altri. Lo dice Elsbeth Tascioni—una comparsa nella storia di Alicia Florrick in The Good Wife—a Diane, un'altra comparsa, o poco più, nella storia di Alicia. E' una linea di dialogo situazionale, relativa alla trama di un recente episodio di The Good Fight (scritto da Michelle e Robert King come The Good Wife ), ma anche apertamente autoreferenziale.

Come spesso accade agli spinoff, soprattutto a quelli destinati a una fine precoce, la prima stagione di The Good Fight aveva ricoperto un ruolo vicario, vivendo all'ombra dello show che l'aveva preceduta e trattando i suoi protagonisti—le comparse e i co-protagonisti di una volta—ancora come comparse e co-protagonisti. Poi, durante lo iato tra la prima e la seconda stagione, The Good Fight ha finalmente preso in mano il suo destino diventando qualcosa di originale e, soprattutto, qualcosa di grande come lo erano state le stagioni centrali di The Good Wife.

domenica 7 dicembre 2014

TV: 2014

In un'epoca in cui le epoche durano solo qualche anno, l'oro ha circa mille età, e per entrare nella storia di qualunque cosa basta essere un po' più mediocri della media, l'idea di rimasterizzare The Wire non sembra la colossale stupidaggine che è; persino David Simon la difende (o meglio, fa di tutto per non mettere una trave fra le ruote al marketing della HBO). Perché scandalizzarsi, dunque? D'altra parte, rimasterizzare The Wire è qualcosa che cercano di fare tutti da anni, cioè rifarlo, "masterizzare l'arte" di The Wire, emulare quell'opera d'arte però facendo anche qualche dollaro in più. Per quale ragione, allora, inquietarsi se tagliano e rimodellano i negativi dello show quando per anni hanno tagliato e rimodellato la narrazione? 

sabato 15 marzo 2014

ESPLORANDO I LIMITI DEL RACCONTARE: NARRATIVE TECNOLOGICHE

Originariamente questo articolo è apparso su Serialmente il 15 Marzo 2014.

L'episodio Parallel Construction, Bitches di The Good Wife è soltanto l'ultimo di una serie di episodi estremamente raffinati di uno show che, probabilmente, in questo momento fa meglio di qualsiasi altro in televisione. No, non è True Detective con la sua seducente estetica gotica e i suoi temi lovecraftiani, non ha attori come Harrelson o il superbo McConaugehy; non è neanche il formale Mad Men (che tornerà il 14 Aprile) né qualcosa come Breaking Bad o The Sopranos. Quello che voglio dire è che non è uno show di HBO o di una cable television, ovvero non è quel "genere" di show, e infatti va in onda su CBS, un network generalmente criticato per la programmazione popolare nel senso negativo del termine; e comunque non è uno show di CBS in quel senso e, forse, in alcun senso. Infatti ci vorrebbe una mezz'ora per spiegare esattamente cos'è, oppure uno potrebbe guardarsi l'episodio di ieri, Parallel Construction, Bitches, accanto a un amico che conosce la storia pregressa di The Good Wife, così come Alicia guarda lo show nello show rappresentato nell'episodio insieme alla figlia Grace che conosce tutti i retroscena dello show nello show...

mercoledì 18 dicembre 2013

COME HOMELAND HA PERSO SE STESSO

Per due stagioni — o almeno per una stagione e mezzo — questo show americano scritto dagli autori di 24 e vagamente ispirato a una serie televisiva israeliana, è riuscito nell'impossibile: travalicare l'assurdità delle sue premesse, dei personaggi e di un intreccio erratico riuscendo in qualche modo a funzionare.

Situazionista potrebbe essere chiamato il suo stile narrativo, perché non c'è nessuna descrizione o interpretazione della realtà in Homeland, non ci sono fatti o documenti, e si potrebbe arrivare a dire che non c'è neppure logica. Gli episodi rappresentano una serie di eventi, di situazioni appunto, sono una deriva, una pratica di flusso, un esercizio di smarrimento.

Tramite questo esercizio, Homeland ha attraversato molte cose, si è lasciato andare a molte cose, raccontandosi, deducendosi, evincendosi e, soprattutto, abducendosi. Non ha fondato alcuna teoria, perché questo sarebbe stato impossibile data la sua natura antitetica a ogni progettualità e fattualità eppure, andando alla deriva, ha attraversato molte teorie e fatti. Senza essere allegoria, metafora o simbolo, ha fatto riemergere per esempio l'11 Settembre, ha navigato errando (e molti sono gli "errori" di Homeland) sull'orrore dell'ultimo esterno, quel foglio bianco firmato in calce da Bin Laden sul quale manca la descrizione di una storia ufficiale, o almeno pubblica, delle Twin Towers: com'è successo? Come si è arrivati a quello?

Homeland non lo ha spiegato, o meglio, lo ha non-spiegato, non-raccontato, raccontando un altro attentato spettacolare e la cattura di un terrorista immaginario, Abu Nazir, un profeta armato di odio viscerale, fortuna e di un'arma ultramoderna, l'homo sacer Brody.

domenica 9 dicembre 2012

TV: 2012

Una lista di alcuni dei migliori show dell'anno.

lunedì 21 novembre 2011

THE GOOD WIFE E L'ATTACCO DEI DRONI

La prima cosa che c'è nell'episodio di The Good Wife intitolato Whiskey Tango Foxtrot (wtf, "what the fuck" in linguaggio militare) è un ipnotico cold open che mette in scena l'ironia della guerra fatta coi droni.

Lo so che non avrei dovuto usare la parola "ironia" ma "atrocità". Tuttavia, che la guerra sia atroce lo sappiamo anche senza i droni, mentre l'ironia di questi veicoli di distruzione chiamati UAV, cioè Unmanned Aerial Vehicles (sarei tentato di tradurre Veicoli Aerei Inumani), è che — come vediamo nell'episodio — se è vero che proteggono la vita del pilota (che manovra l'aereo da una vantaggiosa distanza di sicurezza), è anche vero che non lo esentano dalla responsabilità delle azioni che il drone compie (quando inventeranno un drone per comandare i droni, la guerra non sarò più colpa di nessuno.)

domenica 6 marzo 2011

THE GREAT FIREWALL: THE GOOD WIFE MEETS THE SOCIAL NETWORK

Great Firewall non è solo un grande episodio ma una grande ora di televisione che racchiude alcuni degli elementi centrali dello show. Il "caso della settimana" non meriterebbe questa definizione "amministrativa" perché è al contempo un groviglio di questioni morali, una riflessione sul pubblico/privato nell'era digitale, una riflessione più che sulla libertà di espressione sull'impossibilità di garantirla e un esempio della virulenza del socialismo capitalistico cinese e del capitalismo occidentale.