sabato 13 dicembre 2014

THE MISSING: IL TEMPO DI SCHROEDINGER

Nel seguente articolo, che è una sorta di appendice alla lista del meglio e peggio del 2014, sono presenti spoiler leggerissimi, o sarebbe meglio dire vaghissimi, di The Missing, The Affair e True Detective.

The Missing è uno dei migliori show del 2014, The Affair è invece il "pacco" dell'anno. In un articolo che più che a una critica assomiglia a una demistificazione, e che esaurisce qualsiasi disputa sulla banalità di questo show, Emily Nussbaum ha definito The Affair "True Detective: For Her", ma un altro nome avrebbe potuto essere "The Missing: For Everyone". Infatti, nonostante storie molto diverse, The Affair e The Missing utilizzano, con risultati divergenti, strutture narrative imparentate.

Entrambi gli show adottano una narrazione liquida tramite la quale saltano avanti e indietro nel tempo e, soprattutto, entrambi raccontano la storia, di volta in volta, attraverso la prospettiva di un certo personaggio. The Affair, che parla di un tradimento e di un omicidio, utilizza questa tecnica esplicitamente, dichiarando all'inizio di ogni spezzone di episodio di chi sia il punto di vista tramite cui verranno filtrati gli eventi. The Missing, che parla del rapimento di un bambino, fa le cose in maniera un po' più sottile perché, oltre a dover gestire ben più di due punti di vista, non ci avvisa mai quando la prospettiva cambia, e presenta il tutto, almeno all'inizio, in una linearità che poi, pian piano, si rivela falsa e svanisce. Queste differenze possono sembrare soltanto tecniche ma sono sostanziali perché i giochi con il tempo sono inscindibilmente legati alle due narrazioni.

domenica 7 dicembre 2014

TV: 2014

In un'epoca in cui le epoche durano solo qualche anno, l'oro ha circa mille età, e per entrare nella storia di qualunque cosa basta essere un po' più mediocri della media, l'idea di rimasterizzare The Wire non sembra la colossale stupidaggine che è; persino David Simon la difende (o meglio, fa di tutto per non mettere una trave fra le ruote al marketing della HBO). Perché scandalizzarsi, dunque? D'altra parte, rimasterizzare The Wire è qualcosa che cercano di fare tutti da anni, cioè rifarlo, "masterizzare l'arte" di The Wire, emulare quell'opera d'arte però facendo anche qualche dollaro in più. Per quale ragione, allora, inquietarsi se tagliano e rimodellano i negativi dello show quando per anni hanno tagliato e rimodellato la narrazione? 

domenica 2 novembre 2014

DA TWIN PEAKS A TWIN PEAKS, L'INIZIO E LA FINE DELLA TELEVISIONE

Nel 1991, a meno che uno non fosse incapace di intendere e volere, era difficile che non sapesse chi era, anzi chi non era Laura Palmer. Il primo episodio di Twin Peaks, infatti fu visto da circa undici milioni di italiani, 39% di share (l'anno prima, negli Stati Uniti, il 33%), e il giorno dopo non si parlava d'altro: chi ha ucciso Laura Palmer?

lunedì 30 giugno 2014

COSA VUOLE THE LEFTOVERS?

Nel nuovo show di Damon Lindelof per HBO scritto insieme a Tom Perrotta (che è autore anche del romanzo a cui lo show è ispirato), il 2% della popolazione scompare misteriosamente e, dopo tre anni, la gente di una piccola comunità americana sta ancora elaborando il lutto. Se la cosa può sembrare un po' strana, un paio di esposizioni ci informano che: in primo luogo, se non ci avete pensato, il 2% della popolazione mondiale corrisponde circa a una persona ogni cinquanta, cosa che fa più impressione del dato generico; in secondo luogo, che l'evento è stato talmente mistico che persino il Papa (Benedetto) e Gary Busey sono scomparsi. Fate 1+1 e viene fuori che il cataclisma, da molti chiamato con il termine biblico "Rapimento", è l'inizio di svariate cose: lutti inconciliabili con la vita, animali (e adolescenti, c'è differenza?) irrequieti, sette segrete con guru dall'accento inglese (no, non Joe Carroll), comunità di fumatori silenziosi, e così via. Morale: a tre anni di distanza, qualcosa che potremmo chiamare il crollo-delle-Twin-Towers-senza-terroristi affligge ancora i buoni vecchi U.S. of A., ma stavolta non c'è nessuno da biasimare e nessuno da invadere.

mercoledì 25 giugno 2014

I QUATTRO ARTICOLI CHE HO SCRITTO, CHE AVREI SCRITTO, CHE HO PROCRASTINATO, CHE HO SCRITTO TROPPO A LUNGO ECC., IN SINTESI

1) Sulla bellezza di Louie

Louis C.K. è il più grande ironista vivente e l'ultima stagione di Louie è una rivoluzione magnifica della commedia. Se qualcuno facesse lo sforzo di analizzare Louie come Mad Men, si troverebbe a costruire una mappa di minuziosi disfacimenti e geniali reinvenzioni, corsi e ricorsi narrativi. Louie è un un dramma, un horror, un thriller, un film apocalittico, un film muto. Su Slate, Willa Paskin ha scritto che non c'è nulla di originale in questa stagione di Louie e in un certo senso, diverso da quello che intende Paskin, può essere vero: non c'è nulla di originale nella vita o nell'umanità, l'originalità sta nel saperle raccontare. Louie è poesia lirica visuale, è un gesto di autoerotismo e al contempo la sua destrutturazione. E' un saggio di autopercezione, ci mostra come funziona la mente e perché funziona anche quando funziona male o non funziona. E chi pensa che Louis C.K. sia talvolta troppo didascalico, forse dimentica che l'invenzione dell'umanità è una lezione che non si smette mai d'imparare.